Israele, viceministro shock: "Terremoto punizione per astensione Italia su risoluzione Unesco"

(ansa)
Bufera per le parole del numero 2 della Cooperazione, Ayooub Kara, in Italia nei giorni del sisma. Il nostro Paese si era astenuto alla votazione su Gerusalemme, una decisione criticata anche dall'Unione delle comunità ebraiche italiane. Le scuse di Israele
“Repubblica” del 28 ottobre 2016
IL TERREMOTO? Una punizione divina
all'Italia per essersi astenuta alla votazione
dell'Unesco sulla Città Vecchia di Gerusalemme che, a giudizio
di Israele e delle comunità ebraiche del mondo, ha negato i legami millenari di
Israele con l'ebraismo. È bufera sulle parole del viceministro della
Cooperazione regionale di Israele, Ayooub Kara (del Likud, il
partito del premier Benyamin Netanyahu) in missione in questi giorni in
Vaticano proprio sulla vicenda delle votazioni all'Unesco, e in Italia quando
le Marche e l'Umbria sono state colpite dalle nuove devastanti scosse.
L'ambasciata israeliana a Roma ha preso le distanze: "Le parole attribuite
al vice ministro Kara non rappresentano assolutamente la posizione dello Stato
di Israele e del ministero degli Esteri. Ci sarà un controllo sulla vicenda.
Israele ha massima considerazione delle sue importanti e amichevoli relazioni
con l'Italia ed è vicino al governo e al popolo italiano per i tragici
terremoti".
Alla vigilia della visita del presidente della Repubblica Sergio
Mattarella nella regione, tra Italia e Israele rischia così di
riaccendersi una polemica che sembrava ormai chiusa. "Fossero confermate
le parole che riferisce il sito israeliano Ynet su quanto detto dal vice
ministro israeliano - afferma dalla maggioranza Emanuele Fiano del
Pd - Netanyahu dovrebbe chiedere le sue dimissioni immediate per indegnità e
chiedere scusa agli italiani tutti. Se vere, sono parole vergognose e
inaccettabili". "Il vice ministro Kara dimostra quali danni possa
fare al suo paese un fanatico che parla come un fondamentalista di opposto
segno religioso", è invece la condanna di Fabrizio Cicchitto (Ncd),
presidente della Commissione Esteri della Camera, che definisce
"demenziali e inqualificabili" le dichiarazioni dell'esponente di
governo israeliano. "Il governo israeliano si scusi con l'italia per le
scemenze dette oggi da un suo rappresentante. Se un uomo di governo pensa che
un terremoto sia una punizione di dio, si faccia visitare da uno bravo",
commenta Arturo Scotto, capogruppo di Sinistra italiana.
Le scuse di Israele. "Condanniamo le parole del viceministro Ayoub
Kara. Sono inappropriate e non dovevano essere pronunciate. Il viceministro si
è scusato per questo e ci associamo a queste scuse". Lo ha detto il giorno
dopo, il portavoce del ministero degli affari esteri israeliano Emmanuel
Nahshon, durante lo shabbat. Il premier Benyamin Netanyahu affronterà
l'argomento direttamente con Kara al più presto possibile.
L'astensione dell'Italia all'Unesco era stata attaccata con forza dall'Unione
delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) e criticata in seguito dallo stesso
premier Matteo Renzi, che l'aveva definita
"allucinante", portando il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ad
annunciare un cambio di indirizzo italiano nelle prossime votazioni. Prima
delle parole di stasera, pace era stata fatta con Netanyahu, che anzi aveva
lodato la reazione italiana e di Renzi in particolare. Kara ha raccontato di
aver avvertito proprio mentre si trovava in Vaticano la scossa che ha messo in
ginocchio per la seconda volta l'Italia centrale. "Passare attraverso un
terremoto non è stata la più piacevole delle esperienze, ma - ha detto Kara
secondo quanto riferito dal sito Ynet - abbiamo avuto fiducia
che la Santa Sede ci avrebbe tenuto al riparo. Sono certo che il terremoto - ha
affermato - sia avvenuto a causa della decisione Unesco, che il Papa ha
fortemente disapprovato".
Per Kara, Francesco "ha anche detto che la Terrasanta è legata alla
Nazione di Israele". Druso israeliano, politico di lungo corso, ritenuto
un 'falco', Kara non è nuovo ad uscite controverse. Quando Ariel Sharon decise
di abbandonare Gaza e di far uscire gli israeliani dalla Striscia abbandonando
gli insediamenti, Kara sostenne che non dovevano essere impiegati soldati di
origine drusa perché erano contrari al disimpegno. Stessa opposizione la
dimostrò contro il ritiro di Israele dal Libano. Nemico giurato dell'Iran e
sostenitore
di un
attacco militare da parte di Israele contro Teheran, Kara ha detto più volte
che Israele non può fare la pace con i palestinesi perché "non c'è nessuno
con cui fare la pace".
articolo aggiornato il 29 ottobre